Dott.ssa Donatella Romanelli - Psicologa e Psicoterapeuta
Articolo di Donatella Romanelli
Sono una psicologa e psicoterapeuta, con una passione per la scrittura.
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Ansia di separazione nei bambiniSe siete dei genitori, con un bambino che frequenta la scuola (anche materna), vi sarà capitato almeno una volta di sentirvi dire “Oggi non voglio andare a scuola”. Probabilmente, di fronte al vostro disappunto, vostro figlio vi ha fatto un elenco di motivi credibili per farvi cambiare idea: “Ho mal di testa”; “Ho mal di pancia;” o “Mi sa che ciò la febbre” come dice Valentina, la bambina dello splendido libro di Chiara Rapaccini.

Ma quali sono i significati che si celano dietro il rifiuto della scuola?

I motivi per cui un bambino esprime il desiderio di non voler andare a scuola, possono essere molteplici. Se questo rifiuto della scuola avviene una tantum, può darsi che c’è una reale stanchezza fisica o che c’è un bisogno di coccole e attenzioni limitato solo a quella giornata.

Nell’ultimo periodo, forse, avete lavorato molto e vostro figlio vi vuole tutti per sé per un giorno. Questo desidero è comprensibile e, se riuscite ad organizzarvi da un punto di vista pratico, provate a soddisfarlo (come accade alla  mamma di Valentina nel libro della Rapaccini), o cercate di concordare con il vostro bambino un momento speciale da vivere insieme nel fine settimana (l’importante però è valutare bene se potete mantenere la promessa fatta!). Se, invece, il rifiuto della scuola è una costante, potrebbe trattarsi di un disturbo d’ansia molto tipico dell’età evolutiva: il disturbo d’ansia di separazione.

 Come si riconosce un disturbo d’ansia di separazione?

Nella crescita del bambino ci sono delle ansie legate alla separazione che sono funzionali.

Intorno ai 6-8 mesi di vita circa, ad esempio, quando il bambino inizia a riconoscere maggiormente le sue figure di attaccamento, si manifestano normali ansie di separazione e abbandono. Questa ansia è positiva perché indica che si sta creando il legame con i genitori.

Nel bambino fino a un anno d’età, infatti, “l’angoscia di fronte all’estraneo” in assenza della madre è riconosciuta una tappa importante del normale sviluppo sociale, come pure normale è considerata la reazione d’ansia in coincidenza del primo inserimento scolastico.

Bisogna pertanto essere attenti a non sopravvalutare dei singoli episodi d’ansia funzionali allo sviluppo o circoscritti a un periodo critico della vita del bambino (es. morte di una persona cara).

D’altra parte, invece, non bisogna sottovalutare reazioni incongrue rispetto all’età e rispetto ai tempi e ai modi in cui avviene la separazione dalla figura di riferimento. Alcuni esempi: le lamentele fisiche e le scuse si presentano di frequente; il bambino manifesta un massiccio rifiuto della scuola; ha paura del distacco dai genitori anche in altre situazioni; teme che possa accadere loro qualcosa; in prossimità di separazioni manifesta sintomi importanti (es. enuresi, encopresi, vertigini, nausea, vomito); ogni volta che bisogna viaggiare ha cefalea o mal di stomaco; fa dei sogni e degli incubi rispetto al distacco dei genitori. In questi casi, si parla di disturbo d’ansia di separazione, soprattutto se alcuni dei suddetti sintomi durano da più di un mese.

Da cosa deriva un disturbo d’ansia di separazione?

Un disturbo d’ansia di separazione può derivare da situazioni diverse.

Se il problema è sorto da poco cercate di capire cosa sta accadendo nella vostra famiglia. Di recente è successo qualcosa (es. separazione dal coniuge, malattie gravi, lutto, ecc…) che può aver turbato gli equilibri familiari?

Se questo disturbo, invece, è presente da molto tempo, può darsi che ci sia in famiglia una difficoltà a tollerare le separazioni e l’autonomia. Provate a chiedervi in che modo vivete il distacco dal vostro bambino, come vi sentite e cosa vi spaventa. Forse vostro figlio avverte le vostre emozioni, nonostante cerchiate di nasconderle.

Questo disturbo, infatti, si manifesta soprattutto in famiglie particolarmente ansiose, simbiotiche o controllanti.

Il bambino per esplorare il mondo e potersi distaccare deve poter sentire la stabilità e la tranquillità dei propri genitori. Per questo motivo i bambini inibiti o con una relazione insicura con le proprie figure di accudimento sono particolarmente a rischio. Il bambino in questo caso si sente sicuro solo con i genitori vicino.

Il rifiuto della scuola, pertanto, è solo la punta dell’iceberg di un problema più complesso. Il bambino potrebbe volere restare a casa per controllare la situazione e accertarsi che non accada nulla di brutto ai suoi genitori.

Cosa si può fare?

Ascoltate il disagio e le paure del vostro bambino. Non rimanete soli a vivere tutto questo, anche per i genitori questa situazione è davvero faticosa da sostenere. Bisogna parlare di queste problematiche con uno psicologo/psicoterapeuta che possa valutare il modo più appropriato per seguire questa situazione e magari ascoltare anche voi.Intervenire precocemente è importante, le cose non si risolvono da sole. Bambini che da piccoli manifestano un disturbo d’ansia di separazione, infatti, da grandi potrebbero manifestare un ritiro dall’ambiente esterno, depressione o attacchi di panico.

Un piccolo suggerimento pratico però potrebbe essere quello di rendere l’ambiente prevedibile. Salutate sempre i vostri bambini quando uscite di casa spiegandogli dove andate (questa è una regola importante che tutti i genitori dovrebbero seguire).

Mi sa che ciò la febbre di Chiara Rapaccini

Mi sa che ciò la febbre – Chiara Rapaccini

Se il bambino è angosciato anche dai vostri piccoli spostamenti in casa, annunciate ogni piccolo cambiamento o spostamento che sta per avvenire (es. sto andando in cucina per preparare la cena, se hai bisogno di me sai dove trovarmi, gioca pure tranquillo)

Vi consiglio un libro per iniziare a parlare con semplicità di quello che sta accadendo:

“Mi sa che ciò la febbre” di Chiara Rapaccini, Emme edizioni.

Articolo di Donatella Romanelli

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